Federazione Universitaria Cattolica Italiana

 

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In occasione della VI Settimana dell’Università, il gruppo FUCI di Firenze (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), ha organizzato un incontro con Antonio Maria Baggio, docente di Filosofia Politica e direttore del dipartimento Studi Politici presso l’Istituto Universitario Sophia. «Libertà, uguaglianza e fraternità. Modelli di relazione antropologica e politica», questo il titolo della lezione cui hanno partecipato numerosi studenti di diverse facoltà, che aveva lo scopo di riflettere sul tema del rapporto con l’altro. Il professore ha iniziato il suo intervento facendo un quadro generale sulla Rivoluzione francese. Nella letteratura, la rivoluzione è sintetizzata con il celebre trittico: «libertà, uguaglianza, fraternità». Questi tre principi hanno avuto destini diversi: mentre la libertà e l’uguaglianza si sono sviluppate in vere e proprie categorie politiche, non così è stato per la fraternità. Questo fatto, spiega il professore, porta con sé gravi conseguenze, perché i tre principi sono in equilibrio tra loro, e l’assenza di uno dei tre condiziona pesantemente la realizzazione dell’altro. Se libertà e uguaglianza vengono successivamente riconosciute solo sulla base della forza, un paese «non forte» può essere libero e uguale? Come sottolineato da Baggio, nel 1791 gli schiavi neri di Haiti si ribellarono, e attraverso una lunga lotta arrivarono alla proclamazione di una repubblica indipendente. Haiti fu la prima Repubblica Nera. Ma nonostante ciò, i rivoluzionari francesi non riconobbero a questo stato il primo articolo della Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Questo a causa di due motivi: uno di tipo economico, poiché la tratta dei neri e l’economia schiavista nelle colonie era diventata, nel corso del Settecento, una delle fasi fondamentali dell’economia francese; un altro di tipo culturale: quasi tutti credevano nell’inferiorità naturale dei popoli africani. Haiti ha pertanto subito non solo l’egoismo degli interessi economici, ma anche la ristrettezza e la povertà di una cultura illuminista europea caratterizzata da una insufficienza antropologia che non riusciva a comprendere la grandezza dell’uomo.
 
 
Martina Ricci
Toscana Oggi 15/12/2013 – L’Osservatore Toscano, pag. II

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